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La Levvóra
Cartolina d'epoca della Colonia Combattenti - Pianaccio A noi, rampolli degli anni ’70, capita spesso di viaggiare con la mente, sognare e riflettere sul passato, di pensare ai propri antenati, a quello che hanno vissuto e superato, alla guerra, alla fame, alla miseria, ma soprattutto a quell’adolescenza così densa di pericoli e difficoltà, e fatichiamo ad immaginare che pure a quei tempi i ragazzi si divertissero come accade oggi. Invece, nonostante i pochi mezzi a disposizione e alle limitate possibilità economiche confesso che se la passavano alla grande, e dalle storie narratomi, ammetto di aver desiderato più di una volta averne fatto parte. A Pianaccio negli anni cinquanta gli svaghi erano pochi e semplici, allo stesso tempo genuini, e sprigionavano sempre tanta allegria e voglia di vivere. Gli hobby erano i più svariati, ma ciò che entusiasmava particolarmente mio nonno Carlo e il suo inseparabile amico Adelmo Gentilini, era andare a caccia alla levvóra. Erano già padri di famiglia, ma all’idea di partire in quarta per quell’avventura, si trasformavano in bambini euforici e incontenibili! Carlino, aveva veramente poco tempo a propria disposizione, nel periodo invernale abitava a Milano e lavorava duro, commerciava carbone assieme al fratello Remo, e rientravano in paese solo a fine stagione o in particolari occasioni. Adelmo, detto “farfalla” per la sua smania di correre senza sosta qua e là ricordando il frullo dell’insetto, possedeva una bottega di generi alimentari a “Pianaccio Vecchio”, e con moglie e figlia a carico pure lui, doveva faticare parecchio per vivere! Dopo un lungo periodo fitto d’impegni, i due amici per la pelle riuscirono a trovarsi, e a organizzare un’uscita. Le destinazioni erano molteplici, ma “Segavecchia” e il “Balzo Grande” erano le più appetibili, allora i boschi erano ricchi di tale selvaggina, e molte zone ancora vergini e indisturbate! Mio nonno era addetto alla guida, poiché privo di licenza di caccia. Possedeva una fiammante Fiat Giardinetta Belvedere, un’utilitaria decappottabile a quattro posti, con la carrozzeria prevalentemente in metallo, le fiancate realizzate in legno di frassino e masonite, e gli sportelli con l’apertura in avanti, un vero gioiello a quei tempi, e ancor più preziosa oggi per chi la possiede! Adelmo invece, era l’esperto tiratore. La battuta era stata studiata e perfezionata nei minimi dettagli, perché si concludesse con successo.
Un giro di chiave e via, il motore della Giardinetta cominciò a ruggire, e i cacciatori ebbri di allegria e determinazione partirono verso i monti col fucile a pallettoni e la cartucciera piena. La meta si avvicinava sempre più e Adelmo, il condottiero convinto che non gli sfuggisse nemmeno una mosca, cominciò a prepararsi. Aprì la cappotta in tela dell’auto e uscì a mezzo busto, impugnando il fucile col colpo già pronto in canna. Immaginando queste scene oggi mi spicca alla mente un safari africano, piuttosto che la caccia alla lepre a Pianaccio! E viandare…, la spedizione continuò indisturbata, ma dell’animaletto nessuna traccia! Improvvisamente dal bosco balzò in strada una piccola e velocissima sagoma, proprio davanti ai loro occhi. Sbalorditi, e ignari di quanto stesse accadendo Adelmo gridò forte: «una levvóra!, una levvóra!», l’amico al volante colto impreparato frenò bruscamente, Adelmo perse l’equilibrio e l’impostazione, si piegò violentemente in avanti e….booooooom! ….partì un colpo dal suo fucile! Il proiettile non seguì proprio la traiettoria desiderata, ma andò dritto a colpire il cofano dell’auto, provocando un grosso buco! La lepre naturalmente scappò a gambe levate, lasciando i due a boccavèrta! Calmata la tensione e la paura, e certi che nessuno si fosse ferito, si guardarono in faccia e scoppiarono a ridere a crepa pelle, pensando all’accaduto e a quanto questo piccolo roditore dalle orecchie lunghe li avesse fatti fessi! Col loro duplice ricordo e senza prede rientrarono, felici nonostante tutto di avere provato quelle frizzanti emozioni, e con l’entusiasmo di poterlo raccontare presto a tutti gli amici!

Simona Antoni

Curiosità
Da Natale all'Epifania
Fili a sbalzo
Il mulino
Il brigantaggio nel Belvedere
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Natale a Pianaccio
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La levvóra
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