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Curiosita'

TORRE

di Alessandra Biagi

Vallata Est del Corno alle Scale
Vallata Est del Corno alle Scale

Villaggio Europa è il nome moderno di un centro nuovissimo, sorto all'incrocio tra la Strada Statale (oggi Provinciale) 324 e la moderna strada che sale a Vidiciatico, detta "Il Braccio", aperta nel periodo tra le due guerre.
Villaggio Europa nella parlata dei belvederiani rimane Il Bivio.
Questo luogo nei Rogiti Serantoni del 1564 è detto Pra' d'Pighìn, prato di Pellegrino, che nella parlata divenne poi Pra' dî Pighi, cioè "prato dei picchi", allontanandosi dal significato originale del nome.
La Torre: è attualmente un piccolo borgo tra Villaggio Europa e Sasso.
Prende il nome da una casa-torre del XV secolo, sede dal 1513 al 1532 della Contea di Belvedere, sotto il governo del conte Giangaleazzo Castelli di Rocca Corneta.
I restauri recenti hanno portato alla luce un bell'arco a tutto sesto e altri particolari architettonici molto interessanti.
La Torre è da sempre origine e sede della famiglia Caselli, una delle più antiche del Comune, di cui fa parte il corista Mario.
Molti altri sono gli edifici di pregio in questa zona, alcuni recentemente ristrutturati:
Ca' di Lucca, già presente in documenti del XV secolo. Portali e motivi decorativi scolpiti nella pietra sono opera dei maestri comacini, maestri muratori provenienti dall'area comasco-ticinese che operarono un po' in tutto il Belvedere.
Sasso è un centro antichissimo, già citato nel Diploma d'Astolfo del 753.
È un bellissimo borgo attualmente quasi del tutto ristrutturato: i lavori hanno portato alla luce edifici di grande pregio, datati al XV e al XVI secolo, con portali a tutto sesto decorati da croci, semplici o fogliate.
Era uno dei centri maggiori del piviere della pieve di Lizzano, sede d'importanti famiglie che hanno dato medici e notai, come la famiglia Serantoni, anch'essa come i Caselli presente nei libri canonici già dal 1500 e tuttora esistente.
Podesteria: A Sasso si trova uno degli edifici più antichi certamente datati del Comune, del 1449; purtroppo restauri impropri ne hanno mutato la struttura.
Oratorio: reca una data di restauro, 1564, ma era già presente anteriormente, pur se più piccolo e aperto sulla facciata. L'immagine entro la fioriera è un dipinto su rame. È dedicato all'Annunciazione e il Lunedì di Pasqua si tiene una festa molto frequentata, a proposito della quale un tempo si diceva:
"A Sasso chi non ha marito lo trova, e chi ce l'ha lo perde".
Ad indicare una grande frequentazione di giovani e conseguenti occasioni "galeotte".
Secondo Tito Zanardelli, autore all'inizio del Novecento di uno studio sui soprannomi di Lizzano, quelli di Sasso e zone limitrofe erano detti "patollai", perché mangiavano molte "patólle", sorta di crescentine di farina di castagno, cibo povero per eccellenza.

 

Toponomastica

Il borgo era circondato da poderi e case che avevano nomi interessanti, in gran parte perduti. Tra quelli ancora riconoscibili c'è il Pruvignolo, il grande prato che si trova a sinistra scendendo a Sasso, che deve il suo nome alla presenza, un tempo, di una particolare varietà di pero oggi estinta, il pero "vignolo". 
Poi Il Dosolino, che a me ricorda un nome proprio un tempo diffuso qui, ma più frequentemente al femminile, Dosolina; Pian delle PomePra' della StellaGli Ortacci, detto localmente "la sguìlla dai orti", cioè un terreno scivoloso, in discesa, coltivato a ortaggi; Il Segalaro, quindi coltivato a ségale, il cereale maggiormente diffuso nel Belvedere, dato che cresce bene anche a quota relativamente alta e in clima fresco; Pra' delle Oche, nel 1475 anche detto Lamazza, quindi con riferimento ad acqua che si raccoglie in un punto ("lama"). Ancora, Le PergoleI Pradacci
Intorno ci sono poi Il Chiusarello, che nei documenti antichi si chiama però "el Chiuso": questo toponimo è stato messo in relazione alla presenza qui di chiuse sul famoso "canale naviglio" di cui parla Calindri, ma potrebbe fare riferimento a un podere recintato, come abbiamo visto più volte nel nostro vagare per il Belvedere. Ca'di Lucca, sede almeno dal 1511 della famiglia di Luca Caselli: un dato interessante è che Luca Caselli, proprietario di Ca'di Lucca, esista ancor oggi, a distanza di 500 anni, perpetuato da un discendente che abita… a Ca' di Lucca! 
Poi  le Bólgore, forse in relazione a venti impetuosi che nel nostro dialetto suonano come "bógora", data la posizione su un poggio; ma del resto, potrebbe anche fare riferimento a qualcos'altro che non so. 
Dall'altra parte di Sasso ci sono Le Macchiarelle, terreno boschivo, dato che "macchia" indica una boscaglia più o meno folta e più o meno incolta. Poi La Rambalda, bel toponimo originato forse dal nome della proprietaria, magari anche un po' spavalda, dato che l'origine di questo nome va ricercata nel nome medievale Rambaldo, l'italianizzazione cioè del personale germanico Rambald, composto dagli elementi ragin (consiglio) e bald (fiero, coraggioso), che può essere tradotto come "colui che consiglia con fierezza" (in questo caso, il termine consiglio va probabilmente contestualizzato in ambito politico o militare). La Rambalda si trova anche citata nei rogiti Serantoni come Campo di Casa o Fossa.
Più oltre si trova Il Ponte; poi Il Cinghio, dove secondo Calindri sorgeva la pieve originaria di Lizzano, luogo che deve il suo nome al fatto di essere su una cengia dirupata (nel dialetto locale "cingio"); Costaìja, che si trova nei documenti antichi come "Costaglia", e in effetti è un luogo in pendio; Camprenna, che si trova scritto anche "Campo Rena", quindi un campo di sabbia; ma l'altra ipotesi è che si tratti di una voce etrusca (che sarebbe l'unica in zona) di un luogo che ha a che fare con il bestiame. 
Più sopra, verso Vidiciatico, troviamo l'ampio podere di Camaneschi, un nome, un programma; Crosicchio, che si trova anticamente come "Croxechia", mantenendo il significato di "incrocio di strade". La cosa strana è che nel più volte ricordato documento del 1552 Crosicchio viene citato come "Crosichio sive Le Bólgore", sebbene le due località siano distanti. Poi Pra' di Pighi, che oggi è il centro di Villaggio Europa, il prato di Pellegrino (nel Medioevo Pighino), magari con tanti picchi. 

 

                                                       




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