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Curiosita'

SASSO
Stelle e Oche

di Alessandra Biagi

Vallata Est del Corno alle Scale
Vallata Est del Corno alle Scale

Sasso, fra i più antichi della zona più volte citato Diploma di Astolfo del 753  dove viene detto Saxum Silicianum, cioè "sasso di selce, di pietra silicea", forse a causa delle sua posizione su un ampio sperone di roccia che si protende verso nord, verso Monte Belvedere, e, si racconta,  dimora della leggendaria regina Silla. 
Sasso è anche il nome del torrente che scorre ai piedi dello sperone, verso est, che confluisce in Rio Freddo sotto Le Fosse di Sotto per poi entrare nel Silla.
Sasso è una delle località che si trovano nel del 753, Sasso è un borgo bellissimo, attualmente quasi disabitato durante l'inverno (resistono indomiti la Lidia, Renzo Mancìn e Andrea), con case restaurate con cura dai proprietari e sede di una famosa festa il lunedì di Pasqua, festa che però, a causa delle avversità meteorologiche, non riesce quasi mai a svolgersi con tranquillità… Peccato, perché il comitato organizzatore è sempre alacre e pieno di sorprese. La festa si celebra, da antica data, il Lunedì di Pasqua, anziché il 25 marzo: si suppone che lo spostamento di data sia stato causato dal fatto che spesso quella data cadeva in Quaresima, quando non era possibile fare alcun festeggiamento. 
L'oratorio: Dedicato all'Annunciazione di Maria, il più antico del territorio belvederiano, costruito con tetto a capanna con un solo altare.
Le prime notizie certe dell'oratorio risalgono alla Visita Pastorale compiuta l'11 settembre 1567 dal canonico Alessandro Garganelli, visitatore delegato del cardinale Gabriele Paleotti. 
A quell'epoca l'oratorio viene descritto come "nela vila de Sasso una maestà intitulata S. Maria, serata con il suo canzelo", quindi aperto sul davanti; alla metà del XIX secolo viene descritto come piccolissimo, con tetto a capanna molto basso, quindi più un tabernacolo a cella che un oratorio vero e proprio. 
Il piccolo tabernacolo era però già noto e frequentato dai fedeli del borgo e non solo, tanto che fin dal 1654 la famiglia Giampellegrini di Sasso istituì un legato di messe in perpetuo proprio in questo oratorio. L'iscrizione sulla porta d'ingresso porta la data del 1676, riferibile a un restauro compiuto in quell'anno proprio dalla stessa famiglia. 
All'interno dell'oratorio, nella sua struttura attuale del 1875,  è conservata  una bellissima pila dell'acquasanta in pietra scolpita raffigurante una mano che sostiene il recipiente dell'acqua. 
Il campanile originale era un piccolo campanile a vela, sostituito da quello attualmente visibile negli anni '50 del Novecento. L'intero portale è stato rimontato nel 1858, dopo i lavori di ampliamento che hanno portato l'oratorio ad avere la forma attuale, lavori compiuti da due artigiani del luogo, Luigi Filippi e Gaetano Fioresi, per volontà di don Angelo Serantoni, nativo del borgo.
L'immagine che raffigura l'Annunciazione è un dipinto su rame del 1836, di ignoto autore, donata da un anonimo abitante del luogo. A quel periodo risale anche la fioriera con frontale in legno dorato e dipinto che circonda l'immagine, voluta da don Antonio Margelli e realizzata dall'artigiana bolognese Anna Prinsecchi, che aveva poco prima realizzato anche quella per l'immagine della Madonna di Boccadirio, custodita nell'omonimo santuario presso Castiglione dei Pepoli. Il fatto che l'immagine attuale sia piuttosto recente ma che il culto per l'Annunziata qui sia più antico, fa pensare che l'immagine originale (del XVI secolo?) sia andata perduta in epoca imprecisata.
Nel 1855, in occasione di una grave epidemia di colera che colpì tutta l'Italia settentrionale, don Serantoni istituì una festa votiva, da celebrarsi in forma solenne ogni tre anni, e le processioni nell'ambito delle Rogazioni mariane del mese di maggio, quando l'immagine di S. Maria di Sasso venne condotta in tutte le frazioni sottoposte alla pieve di Lizzano. Tale consuetudine continua ancora oggi.
Ca'd'Orsina: Deriva da un nome di donna noto nel Medioevo, forse la proprietaria. Nel corso di recenti lavori di restauro è emerso un bel portale, accecato già da chissà quanto tempo. 
La Dogana: Angelo Serantoni mi informa poi che c'era a Sasso un edificio con questo nome, come abbiamo visto per Ca' di Lanzi e per La Ca'. 
Un bell'edificio, purtroppo snaturato dalla continuità abitativa, è Ca' d'Baldi, dal nome della famiglia che ne è stata proprietaria per secoli, luogo di nascita di quel noto e intraprendente don Felice Baldi che fu parroco a Grecchia per una sessantina d'anni, morto nel 1945. 
I nuovi proprietari hanno cominciato lavori di ripristino dell'aspetto originario dell'edificio, che comprendeva anche strutture accessorie come stalla, fienile, un bel forno e un pozzo, che però, data l'estrema precarietà di conservazione, è stato abbattuto e colmato. I lavori hanno scoperto, sotto l'intonaco, un bellissimo portale con mensola bolognese che farebbe datare l'edificio al XV secolo, e ci può stare, data l'antichità del posto.
Ca'di Lucca: Sede almeno dal 1511 della famiglia di Luca Caselli. Un dato interessante è che Luca Caselli, proprietario di Ca'di Lucca, esista ancor oggi, a distanza di 500 anni, perpetuato da un discendente che abita… a Ca' di Lucca!
La Contea: Tra il 1513 e il 1532 il territorio belvederiano godette dei privilegi di Contea, con a capo Giangaleazzo Castelli della Rocca. Un luogo antico e nobile non a caso scelto da Galeazzo come sede amministrativa. 
Siamo nel 1515 anno in cui Leone X venne a Bologna per l'incoronazione del re di Francia Ludovico I, prima di ripartire il Papa creò diverse contee fra le quali quella di Belvedere costituita accorpando i due comuni autonomi di Belvedere e di Rocca Corneta. 
Va detto subito che Galeazzo Castelli si comportò da gran signore e, nonostante il  breve periodo in cui governò sulla contea soppressa 19 anni dopo nel 1532 da papa Clemente VII, in seguito ad un (presunto?) voltafaccia del conte, fino ad allora sostenitore del Papato. 
Il Castelli realizzò  numerose opere arricchendo il territorio con la costruzione di importanti edifici tutti  caratterizzati dalla presenza di grandi camini fra i quali quello davvero enorme oggi conservato nella casa delle Catinelle di Poggiolforato proveniente dal castello del Belvedere.  
La Torre: La Contea ebbe sede alla Torre di Sasso dal 1513 al 1532 in un bell'edificio quattrocentesco oggi parzialmente rimaneggiato. E' ancora visibile la casa-torre, con un portare Trecentesco accecato, che dà nome alla borgata.
Sono visibili anche i resti della  casa della podesteria che presenta un portale a tutto sesto del XIII secolo ed una finestra  datata 1449
Pozzo: Deve il suo nome proprio a un pozzo, nel senso che c'era una sorgentina che fu captata e trasformata in pozzo, destinato ad alleviare la sete di tutti gli abitanti del piccolo borgo. Pozzo si trova citato già così fin dagli inizi del '500, in documenti che riguardano la famiglia Fioresi, che per secoli ebbe qui la sua sede.

Toponomastica

Il borgo era circondato da poderi e case che avevano nomi interessanti, in gran parte perduti. Tra quelli ancora riconoscibili c'è il Pruvignolo, il grande prato che si trova a sinistra scendendo a Sasso, che deve il suo nome alla presenza, un tempo, di una particolare varietà di pero oggi estinta, il pero "vignolo". 
Poi Il Dosolino, che a me ricorda un nome proprio un tempo diffuso qui, ma più frequentemente al femminile, Dosolina; Pian delle PomePra' della StellaGli Ortacci, detto localmente "la sguìlla dai orti", cioè un terreno scivoloso, in discesa, coltivato a ortaggi; Il Segalaro, quindi coltivato a ségale, il cereale maggiormente diffuso nel Belvedere, dato che cresce bene anche a quota relativamente alta e in clima fresco; Pra' delle Oche, nel 1475 anche detto Lamazza, quindi con riferimento ad acqua che si raccoglie in un punto ("lama"). Ancora, Le PergoleI Pradacci
Intorno ci sono poi Il Chiusarello, che nei documenti antichi si chiama però "el Chiuso": questo toponimo è stato messo in relazione alla presenza qui di chiuse sul famoso "canale naviglio" di cui parla Calindri, ma potrebbe fare riferimento a un podere recintato, come abbiamo visto più volte nel nostro vagare per il Belvedere. Ca'di Lucca, sede almeno dal 1511 della famiglia di Luca Caselli: un dato interessante è che Luca Caselli, proprietario di Ca'di Lucca, esista ancor oggi, a distanza di 500 anni, perpetuato da un discendente che abita… a Ca' di Lucca! 
Poi  le Bólgore, forse in relazione a venti impetuosi che nel nostro dialetto suonano come "bógora", data la posizione su un poggio; ma del resto, potrebbe anche fare riferimento a qualcos'altro che non so. 
Dall'altra parte di Sasso ci sono Le Macchiarelle, terreno boschivo, dato che "macchia" indica una boscaglia più o meno folta e più o meno incolta. Poi La Rambalda, bel toponimo originato forse dal nome della proprietaria, magari anche un po' spavalda, dato che l'origine di questo nome va ricercata nel nome medievale Rambaldo, l'italianizzazione cioè del personale germanico Rambald, composto dagli elementi ragin (consiglio) e bald (fiero, coraggioso), che può essere tradotto come "colui che consiglia con fierezza" (in questo caso, il termine consiglio va probabilmente contestualizzato in ambito politico o militare). La Rambalda si trova anche citata nei rogiti Serantoni come Campo di Casa o Fossa.
Più oltre si trova Il Ponte; poi Il Cinghio, dove secondo Calindri sorgeva la pieve originaria di Lizzano, luogo che deve il suo nome al fatto di essere su una cengia dirupata (nel dialetto locale "cingio"); Costaìja, che si trova nei documenti antichi come "Costaglia", e in effetti è un luogo in pendio; Camprenna, che si trova scritto anche "Campo Rena", quindi un campo di sabbia; ma l'altra ipotesi è che si tratti di una voce etrusca (che sarebbe l'unica in zona) di un luogo che ha a che fare con il bestiame. 
Più sopra, verso Vidiciatico, troviamo l'ampio podere di Camaneschi, un nome, un programma; Crosicchio, che si trova anticamente come "Croxechia", mantenendo il significato di "incrocio di strade". La cosa strana è che nel più volte ricordato documento del 1552 Crosicchio viene citato come "Crosichio sive Le Bólgore", sebbene le due località siano distanti. Poi Pra' di Pighi, che oggi è il centro di Villaggio Europa, il prato di Pellegrino (nel Medioevo Pighino), magari con tanti picchi. 

 

                                                       




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