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Raganella, Mattutino, Battella
In tutti i paesi sorti come Pianaccio in mezzo ai boschi, il legno è diventato il materiale per eccellenza. Il suo principale utilizzo, era e rimane quello da ardere, per mitigare il rigore dei mesi invernali. Ancora oggi, in seguito ad antichi atti notarili, i paesani residenti esercitano il "diritto di legnatico",  tagliano cioè la legna per il riscaldamento nei boschi degli utilisti. Il legno venne poi utilizzato per la costruzione di capanne per il ricovero delle greggi, e nella edificazione delle case come materiale per "interni"; nei  tetti,  fatti con tronchi che poi venivano ricoperti di "piàgne" e nei solai , fatti con assi incastrate fra di loro e inchiodate su travi. Ancora oggi in paese si possono vedere vecchie abitazioni realizzate in questo modo. Il legno era poi utilizzato per costruire utensili da lavoro per i campi e per la casa.
La Pro Loco, alcuni anni fa ha organizzato una mostra di attrezzi della montagna e i visitatori sono rimasti impressionati dalla varietà degli oggetti utilizzati per alleviare le fatiche dell'uomo. Raganella C'erano rastrelli, vassore, bigonci, stanghe, pale, mazze, botticelle per l'acqua, fusi, filarini. Per i non paesani, la grossa sorpresa è stata nel trovare anche degli "strumenti musicali" un po' particolari, la raganella, il mattutino e la battella.
Tali strumenti vengono tuttora utilizzati durante la Settimana Santa, quando le campane, per il lutto della Chiesa, sono legate.
La raganella è composta da una ruota dentata sulla quale, per rotazione, va a colpire una linguetta.
Mattutino Il mattutino è un piano sul quale vengono fatti oscillare  uno o due martelletti.
La battella è una tavola sulla quale vengono fatte battere due maniglie di ferro. 
Questi strumenti non producono un suono armonioso e gradevole, ma secco e triste in sintonia con il periodo dell'anno nel quale vengono utilizzati. La raganella e il mattutino sono usati dai bambini.

I miei ricordi vanno a subito dopo la guerra quando il paese era molto popolato e alcune settimane prima di Pasqua era normale notare Battella davanti alle botteghe di Decimo, Gerardo e Amilcare, i falegnami del paese, la fila dei ragazzini per farsi aggiustare i vecchi strumenti o per averne dei nuovi. 
Questi signori, per togliersi di torno noi monelli assillanti, giocavano a fare i burberi mandandoci via anche con modi bruschi ma poi, probabilmente ritornando con la mente a quando erano fanciulli, restavano in piedi anche tutta la notte per soddisfare le nostre richieste.
Oggi a Pianaccio più nessuno si dedica a questa attività. Durante la Settimana Santa il raduno era di primo mattino davanti alla chiesa e una volta formata la "banda", si partiva per percorrere tutti i "rioni" del paese recitando filastrocche e suonando per scandire le ore e gli avvenimenti giornalieri che normalmente venivano annunciati con le campane:

“Sveja potron cl’è ora”
(inizio della giornata)

"El sona la primma d'la funzion"
(primo avviso dell'inizio della funzione religiosa)

"El livra d'la funzion"
(secondo avviso dell'inizio della funzione religiosa)

"Donne fate leste che il prete è in sacrestia che si veste"
(inizio della funzione religiosa)

"Donne mettete l’arrosto al forno che suona mezzogiorno"

"El sona l'Av Maria"
(fine della giornata)

Noi marmocchi ci divertivamo in questo girovagare in continuazione per l'abitato soprattutto perché eravamo autorizzati a "fare del chiasso" e più ne facevamo e meglio era, quindi c'è da immaginarsi l'impegno profuso in questa attività.
Oggi questa usanza è ormai scomparsa perché non ci sono più bambini in paese e anche perché, il modo di vivere moderno, che ci fa "andare sempre di corsa", ci ha fatto dimenticare le cose semplici.
Solo negli ultimi anni si sono rivisti i suonatori, spinti probabilmente dai genitori che si ricordavano di questa antica tradizione e che avevano ritrovato in soffitta i vecchi strumenti di quando erano piccoli.
La battella invece è uno strumento del tutto particolare che viene suonato durante i riti del Venerdì Santo dai portatori della statua di Cristo Morto. In questo giorno in chiesa si recita la Via Crucis durante la quale viene intonato un canto antico su un testo del poeta Pietro Metastasio (Roma 1698 - Vienna 1782) che inizia con queste parole:

Teco vorrei Signore,
oggi portar la Croce
nella tua doglia atroce
io Ti vorrei seguir.

Finita la funzione, la figura del Cristo viene portata in processione lungo le vie del paese.
La tradizione vuole che, per avere un anno prospero e felice, l'immagine debba uscire dalla chiesa con qualsiasi condizione atmosferica. 
Il corteo dei fedeli si svolge di notte ed è molto suggestivo vedere le strade del borgo illuminate da lampioncini colorati posti su ogni paracarro, le case abitate con tutte le luci accese e i drappi colorati alle finestre. La statua di Cristo Morto, attorniata dal parroco, dai chierici e dai portatori con le battelle, è preceduta dagli uomini, in mezzo a loro i bambini con raganelle e mattutini, e seguita dalle donne (la separazione fra i due sessi nelle funzioni religiose è un'antica usanza che viene rispettata anche nell'ultima dimora terrena).
Durante la processione si prega e si canta il dolore della Chiesa per la morte del Salvatore. Le orazioni sono sottolineate dal suono cupo e sordo degli strumenti, amplificato dal silenzio che circonda la valle, che rendono ancora più triste tutta la cerimonia.
Con lo spopolamento della montagna dovuto alla grossa emigrazione verso la città in cerca di lavoro, tutte le vecchie tradizioni  vanto e caratteristica di tutti i nostri piccoli paesi, vanno pian piano scomparendo e bisogna fare un grosso elogio a tutte le persone, residenti e non, che si adoperano per farle rinverdire riportando anche solo temporaneamente nell'abitato l'atmosfera ed il  modo di vivere dei nostri nonni.

Franco Franci

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