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Matrimonio in Paese

Un matrimonio nel piccolo borgo non è una cosa anonima come avviene in città, è un avvenimento emozionante, particolare e coinvolge tutto il paese.
Sin dal giorno prima della cerimonia le campane stanno suonando a festa; annunciano a tutta la valle, la gioia della minuscola comunità.
La piccola chiesa del paese è addobbata semplicemente e il matrimonio è celebrato senza le grandi feste della città; tutti i paesani però sono invitati.
Lo sposo, per tradizione, deve acquistare le fedi nuziali e un anello di matrimonio per la sposa. Accompagnamento musicale Questa spesa, per alcuni insostenibile, a volte provoca dei malumori fra le due famiglie.
Il padre della sposa in veste di capo famiglia, seguendo un antico rito cerimoniale che ricorda il tempo in cui il matrimonio fra giovani provenienti da borgate diverse non era visto di buon occhio e per questo oggetto di scaramucce combattute anche a suon di schioppettate fra i rappresentanti delle due famiglie, presenta al pretendente una dopo l’altra, diverse donne presenti nella casa e amiche della sposa, con la domanda:
“E’la quèsta la spòsa?
Ovviamente nessuna è riconosciuta come la desiderata dallo sposo fino a quando non gli viene presentata la fidanzata che riceve la sua approvazione. A questo punto il padre della sposa, esaltandone i pregi, gliela consegna raccomandandogli di amarla e di averne cura.
Finalmente si può partire per la funzione. Nel corteo che si snoda verso la chiesa, i testimoni e i parenti, che hanno in tasca ciascuno una bottiglia di liquore fatto in casa, di solito Sassolino o Strega, offrono da bere a quanti incontrano durante il tragitto e gettano, per i più piccoli, confetti e caramelle.
Fino agli anni del boom economico (1960) ci sono molte cose non di moda per le cerimonie.
Le partecipazioni.
I parenti sono tutti residenti in paese; i futuri sposi passano di casa in casa per gli inviti. Ai familiari lontani impossibilitati a venire per problemi logistici, bastano poche cartoline postali per avvisarli dell’evento. Il telefono è raro e costa.
L’abito bianco per la sposa. Lo s’indossa una sola volta; è meglio un vestito semplice e sobrio che può essere riutilizzato anche in altre occasioni.
Le fotografie. I rullini sono merce rarissima, superflua ed a prezzi folli; le foto non le guarda mai nessuno e rimangono in una scatola da scarpe nell’armadio a prendere solo della polvere. Dei matrimoni avvenuti prima degli anni 60 è difficile trovare delle immagini.
Il paese addobbato a festa Il riso. In periodo di ristrettezze e di carestia, quale è quello dei piccoli centri montani, è un delitto sprecare un bene così prezioso per lanciarlo agli sposi anche se questo gesto è un augurio di felicità per la coppia.
Gli zuccherini. Sono momenti in cui è difficile mettere assieme il pranzo con la cena; i generi alimentari sono costosi e anche disponendo di mezzi è difficile trovare dei dolci.
Il pranzo. Il modesto banchetto, al quale partecipano solo i parenti stretti, è competenza dei genitori della sposa ed avviene nella loro casa.  
Il viaggio di nozze. E’ tempo buttato via; le coppie più fortunate possono approfittare dell’occasione per fare una gita di un solo giorno in città.
I regali. Gli sposi normalmente non mettono su casa da soli e quindi non hanno bisogno di cose utili.
La cerimonia è allietata da semplici canti accompagnati dal suono dell’organo.
Mentre il sacerdote dichiara gli sposi uniti in matrimonio, come da tradizione, è eseguita una scampanata a doppio per rimarcare la festa e la felicità della coppia.
La sera i parenti della sposa vanno a cena nella casa dello sposo. Una felice usanza vuole che la parente della sposa d’età più avanzata prepari, in t’ùnna ròla ed ràmme gelosamente conservata nelle case per questa occasione, una torta di riso da consumarsi a fine pasto.
Alla suocera invece spetta l’onore di cucinare el rìso di spòsi.
Finita la cerimonia, come si usa normalmente in paese, la sposina si trasferisce ad abitare in casa dello sposo.
Se la suocera non intende rinunciare al suo ruolo di reggitrice della casa, l’accoglienza della nuora non è delle più felici e causa notevoli attriti fra le due donne.
Per nostra fortuna e per i grandi sacrifici e le fatiche compiute dai nostri genitori, oggi le cose vanno centomila volte meglio; i matrimoni si celebrano in allegria e sfarzo.
Il paese è addobbato a festa con palloncini, volantini, cartelli, striscioni; in chiesa l’altare e le panche sono abbelliti con fiori di stagione.
La sposa veste un abito bianco con veli e strascico, moltissimi invitati, i regali si sprecano. La cerimonia è allietata da cantanti e musicisti professionisti, fotografi e cineprese imperversano in ogni angolo.
Gli sposi, dopo un sontuoso pranzo di nozze, partono per un viaggio, di solito in paesi esotici, della durata di alcune settimane.
Alcuni figli di paesani non più residenti in paese, preferiscono venire a sposarsi nel piccolo borgo perché, anche se tutta la cerimonia ha gli sfarzi di quella della città, in paese le cose sono molto più intime.
Un abisso, comportamentale e culturale, separa le due cerimonie avvenute in periodi e situazioni molto differenti.

Franco Franci

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