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PRO LOCO PIANACCIO

Curiosita'

Le Campane

di Franco Franci

Fine anni 50. I campanari Olindo, Morro (Alfredo), Nardo (Leonardo), Gerardo sulla cima del campanile
Fine anni 50. I campanari Olindo, Morro (Alfredo), Nardo (Leonardo), Gerardo sulla cima del campanile

Le campane, in latino "aera" (bronzi), sono presenti in moltissime culture sin dalla preistoria ed hanno scandito, con il loro suono, il ritmo della vita quotidiana soprattutto nelle piccole comunità. La forma, come la conosciamo oggi, è stata introdotta in Europa dall'Impero Romano d'Oriente nell'VIII secolo;
Dopo il Mille cominciano a sorgere le prime torri civiche e i primi campanili, annessi alle chiese, alle pievi e ai monasteri; sulla loro sommità, in una cella "campanaria", sono collocate le campane generalmente dedicate ad un santo protettore.
Quelle dei complessi religiosi sono suonate seguendo il calendario liturgico:
- Annuncio della S.Messa: 15, 30, 45 o 60 minuti prima della celebrazione.
- L'Ave Maria: mattino, mezzogiorno e sera.
- Matrimoni, sacramenti, funerali, feste patronali, processioni, ecc….
- Annuncio della morte di un parrocchiano.
- Morte ed elezione del Pontefice.
- Segnalare le ore del giorno.
Le campane degli edifici civici sono suonate per:
- Convocazione del consiglio comunale.
- Anniversari locali o nazionali.
- Decesso di persone particolarmente importanti.
- Segnalare le ore del giorno
Nel Medioevo, quando le città erano cinte da mura le campane erano utilizzate per:
- La chiamata alle armi contro l'invasore.
- Le incursioni dei pirati.
- Gli incendi.
- Le pestilenze.
- Il coprifuoco.
Quest'ultimo tipo annuncio è tornato drammaticamente di moda, nella Seconda Guerra Mondiale, nei paesi occupati dai tedeschi.
Le campane sono classificate in base alla loro sistemazione nella cella campanaria:
Campane fisse. Collegate a travi di sostegno. Di piccole dimensioni e suonate tramite la percussione del battaglio. Nei carillon, diffusi nel nord Europa, raggiungono anche il numero di 60 o più esemplari in un solo campanile.
Campane "a slancio", o "a battaglio volante". Scarsamente contrappesate; possono compiere oscillazioni veloci, producendo serie di rintocchi poco distanziati l'uno dall'altro.
Campane controbilanciate, o "a battaglio cadente". Molto contrappesate; in virtù di questo fatto possono compiere oscillazioni più o meno lente, producendo quindi serie di rintocchi distanziati l'uno dall'altro.
Le campane sono suonate in modi differenti:
- A martello. Si ricorre a questo tipo di suono in caso di pericolo.
- A distesa. La campana oscilla intorno ad un asse e produce suono quando inverte il suo movimento. La melodia di questa suonata è confuso.
- A doppio o a concerto. La campana, con successive oscillazioni, è fermata a 180° dalla sua posizione naturale (a bicchiere). Secondo i diversi usi e modi di suonare è fatta ruotare per eseguire uno o più rintocchi e poi ritornare in quella posizione.
Le campane di questo tipo di solito sono tre e producono il tradizionale suono din, don, dan. Ogni piccolo borgo d'Italia ha una propria armonia anche se alle orecchie di un non esperto, i rintocchi sembrano tutti uguali.
A Bologna l'edificio civico per le funzioni pubbliche è il Palazzo del Podestà o Palazzo Re Enzo, eretto nel 1200 e ampliato tra il 1244 e il 1246. Al suo interno, da qui il nome, è imprigionato Re Enzo, figlio naturale di Federico II di Svevia e d'Adelaide d'Ursligen; questo illustre personaggio è catturato nella battaglia di Fossalta il 26 maggio 1249, durante guerra fra Modena, ghibellina, e Bologna, guelfa. La sua prigionia si trasforma in una dorata ed agiata reclusione a vita. Muore il 14 marzo 1272 ed è sepolto nella basilica di San Domenico con fastosi onori, dovuti al suo rango, a spese del comune di Bologna. 
Il Palazzo è un grande complesso architettonico, una volta attraversato da due strade che s'incrociavano sotto il Voltone del Podestà. Sopra a tale complesso si erge la Torre dell'Arengo, quadrangolare in cotto realizzata da Alberto di S. Pietro nel 1259 in sostituzione dell'originaria struttura lignea risalente al 1212, la cui campana richiamava il popolo in caso d'eventi straordinari; è la torre civica della città.

Le tre campane di Pianaccio
Le tre campane di Pianaccio

Sulla sua sommità, in una cella campanaria, sono collocate due campane fisse suonate solo mediante percussione dei relativi battagli; la maggiore, detta il Campanazzo, è la più grande campana di Bologna, stimata sui 47 quintali di peso e fusa nel 1453; la piccola, accordata, un'ottava più acuta, è invece del 1653. Risuonano ogni anno il 21 aprile alle ore 10, per ricordare la Liberazione di Bologna alla fine della Seconda Guerra Mondiale, ed in caso di grandi avvenimenti eccezionali.
Nei piccoli paesi, dove non esiste una torre civica, il campanile della chiesa, svolge sia le funzioni religiose sia i servizi civili.
Pianaccio è uno dei tanti borghi del Comune di Lizzano in Belvedere, noto nei documenti, fino dal XV secolo, come frazione di Monteacuto e della sua parrocchia.
Si narra che i primi abitanti fossero fuoriusciti dello Stato Pontificio; installati in questa zona di confine vivevano da banditi, estorcendo danaro a quanti attraversavano il territorio.
Il nome Planatium e poi Pianazzo, sta ad indicare un insediamento a mezza costa su un piano poco esteso e male esposto: da ciò il peggiorativo Pianaccio.
Come tutti i luoghi poveri d'alta montagna non ha una Storia (con la S maiuscola) da tramandare ai posteri. Per gli abitanti, mancanti di risorse finanziarie, l'importante è poter coniugare il pranzo con la cena ed essere in grado mantenere dignitosamente una famiglia che di solito è molto numerosa. Il passato se pur breve del borgo, è fatto di storie semplici e di tradizioni gelosamente custodite.
Per assistere alla S. Messa e alle funzioni religiose, i paesani sono costretti a recarsi a Monteacuto. Fieri della loro indipendenza, i pianaccesi, non accettano questa sottomissione.
Per ovviare ai disagi, Don Giovanni Nanni con il concorso dei popolani, fa edificare (1736-40) un oratorio a croce latina con campanile, dedicato ai SS. Giacomo e Anna sotto il patronato di Monteacuto mantenendovi un cappellano.
Morto Don Giovanni, il clero di Monteacuto ottiene dal vescovo che l'oratorio sia dichiarato a benefizio semplice quindi con l'obbligo di sole 12 messe l'anno, e il ritiro del sacerdote. Cade così il privilegio delle messe festive.
Gli abitanti di Pianaccio si appellano al Pontefice. Inizia così una lunga battaglia fatta a suon di carte bollate, tribunali ecclesiastici, ingiunzioni, ecc…..
Il più combattivo, a favore dei pianaccesi, è Don Marco Biagi; dopo molti dibattimenti e notevoli spese, ottiene che un prete risieda in paese e celebri la liturgia festiva.
Nel 1830, siccome nel territorio non esistono altri luoghi di culto, Don Floriano Biagi chiede alla Curia di riconoscere a Pianaccio:
"lo status di Parrocchia Libera, Indipendente con Battistero".
Affinché la domanda non sia rifiutata, elargisce alla chiesa una donazione in beni stabili e una dote di 1680 scudi.
Una lapide ricordo di quest'evento è visibile, nella chiesa, nel transetto di destra.
Finalmente dopo un contrasto durato oltre 100 anni, il 14 settembre 1831 la chiesa di Pianaccio diviene autonoma, con decreto arcivescovile.
E' nominato parroco Don Antonio Monari che prende possesso della nuova parrocchia l'anno successivo.
In quel tempo il paese conta circa 300 abitanti integrati perfettamente con il bosco che li circonda. Sono soprannominati "CIAFFARI" parola che deriva dall'antico toscano Ciaffa o Ciaffo che vuol dire Faccia da luna piena. Siccome, però, tale nomignolo è stato loro affibbiato dagli abitanti di Monteacuto, e fra i due paesi non è mai corso buon sangue, la frase va interpretata in senso negativo e cioè:
Faccia da schiaffi o Faccia da prendi in giro.
Vicino all'oratorio è già presente un piccolo cimitero:
"A contatto della chiesa dalla parte di mezzogiorno, posto in disuso nel 1885 per essere stato riempito di cadaveri stante il morbo cholera".
Nel 1975, durante i lavori per consolidare i muri di sostegno dell'abside, sono stati ritrovati sassi e lastre incise con croci e date, appartenute a questo primo camposanto.
Fin dalla sua nascita, i paesani hanno sempre contribuito, con denaro e con il loro lavoro, a mantenere e ad arricchire questo piccolo tempio che è diventato ormai il simbolo della loro minuscola collettività.
A loro spese, nel 1829 decidono di demolire la vecchia torre ed innalzarne una più solida con orologio ad una sola lancetta, con scappamento copiato dai disegni di Leonardo e con carica a contrappesi.
Sulla parete più esterna del campanile, in basso a sinistra, si può vedere ancora oggi una pietra con l'incisione:
  F. I.    1829
Iniziali dell'autore e dell'anno di costruzione.
Nel 1831, finito di costruire il nuovo campanile, nella cella campanaria sono installate tre nuove campane, a battaglio cadente, costruite da Gaetano Brighenti. Il loro arrivo in paese ha però una storia particolare. Dalla fonderia, partono sia quelle di Pianaccio sia quelle di Monteacuto ma al bivio ed Santàntòggno i due automezzi che le trasportano sbagliano strada e scambiano le consegne. I paesani dei due borghi debbono così, con mezzi propri, rimediare all'errore.

CAMPANE DI PIANACCIO

Campana Dedicata a Nota musicale Diametro cm Peso kg

Grossa

Sant'Anna

Re#

 62 

160

Mezzana

San Floriano

Mi

55

108

Piccola

San Rocco

Do#

48

72

Nella cella campanaria, la grossa è al centro, la mezzana a sinistra e la piccola a destra e suonano:
- La Grossa a tocchi. Collegata all'orologio scandisce le ore del giorno. 
Questo suono ora non c'è più. Disturba i paesani che hanno deciso di non dare più la carica giornaliera all'orologio e, per ulteriore sicurezza, hanno staccato il martelletto che percuote la campana.
- La Grossa a martello in caso d'emergenza in paese o nei suoi dintorni, incendi, inondazione, ecc... per chiamare a raccolta tutti per cercare d'eliminare il pericolo.
- Con una o tutte campane a distesa per una funzione semplice. In questo caso non servono degli esperti.
- Con tutte le campane a concerto o a doppio dalla cella campanaria per diffondere la notizia di un evento importante. Per questo tipo di suono, occorrono campanari provetti; la loro abilità consiste nel far ruotare la campana e tenerla ferma quando è completamente a testa i su (a bicchiere) per poi farla discendere e ruotare nell'altra direzione a tempo con le altre in modo da riprodurre il motivo voluto. I campanari seguono uno spartito che declamano a voce con un linguaggio particolare, tramandato da generazioni, che solo loro capiscono (tin tan; tan ton; mezza, tutta, ecc…). Quest'arte s'impara sin da piccoli e, per non disturbare il paese durante le prove, èl batòcchio è avvolto con panni e legato alla campane in modo che non possa fare rumore. Nella cella campanaria, lo spazio per i suonatori è piuttosto ridotto e bisogna fare molta attenzione a non prendersi un colpo di campana in testa.
Durante il doppio, a causa dell'imponente forza centrifuga sprigionata dalla grande massa delle campane in movimento, il campanile oscilla come se fosse in atto un terremoto.
Le campane suonano per annunciare eventi lieti:
- Battesimo. A distesa con tutte e tre le campane. S'inizia a suonare quando il nascituro lascia la casa e si termina non appena il neonato entra in chiesa. Si riprende a suonare nel momento esatto del battesimo e, finita la cerimonia, si esegue un'altra scampanata di saluto.
- Matrimonio. A doppio dal giorno prima della cerimonia; annuncia la festa al paese ed ai borghi sparsi nella valle. Lo scampanio prosegue per tutta la giornata.
Il giorno dello sposalizio i doppi iniziano al mattino presto e proseguono accompagnando il corteo, a piedi per le vie del paese. Quando la sposa, sottobraccio al padre, varca la soglia della chiesa, le campane si fermano. Durante la cerimonia, mentre gli sposi si scambiano la promessa di fedeltà e gli anelli è eseguito un doppio. Terminato il matrimonio, il doppio riprende e continua ininterrottamente fino a quando la nuova coppia entra al ristorante.
Le campane a doppio sono suonate anche per Natale, il primo giorno dell'anno, per Pasqua e per i tre patroni del paese: SS Giacomo e Anna il 26 di luglio e San Rocco il 16 agosto.
Fino alla fine degli anni 70 del secolo scorso, nei giorni dei patroni venivano in paese delle bancarelle, con giocattoli e merce varia, che si disponevano lungo la strada dalla canonica alla chiesa (davanti alla casa di Giordano) e in piazza, come oggi si fa ancora alla Beata Vergine dell'Acero il 5 agosto, giorno della festa. Questa tradizione è ormai scomparsa dovuta alla scarsa presenza d'abitanti che hanno lasciato il paese per trasferirsi nelle città.
Le campane suonano anche per informare la comunità di un lutto:
La Grossa. Il giorno del decesso di una persona si suona la "pasàda" (passaggio da questa vita a quell'ultraterrena). Tre tocchi ripetuti, due volte per una donna e tre volte per un uomo. Per una nubile o un celibe, dopo la tradizionale pasàda è eseguito un doppio.
La pasàda è eseguita anche per un defunto non residente in paese ma nato a Pianaccio e anche per i cosiddetti forastèri, non originari del borgo ma che lo hanno frequentato assiduamente.
Il giorno del funerale, prima che la salma entri in chiesa e quando ne esce, per essere trasportata a spalla al cimitero, sono suonati i rintocchi a morto con la Grossa, che terminano quando il funerale è finito.
C'è solo un periodo dell'anno in cui le campane non suonano per annunciare le funzioni religiose. Sono legate; le corde per azionarle sono staccate dalla stanga (aspa) della campana. Sono i giorni della Settimana Santa prima di Pasqua, periodo di lutto per la comunità cristiana. Per annunciare le ore del giorno e l'inizio delle funzioni religiose, i bambini girano tutto il paese con strumenti di legno molto rumorosi, raganella, mattutino, battella, recitando filastrocche in dialetto.
Questa bella e caratteristica usanza è però perduta; con lo spopolamento della montagna, non ci sono più bambini che possano continuare la tradizione.
Al termine di questo racconto debbo fare un ringraziamento particolare alla carissima amica Alessandra Biagi. Dalle sue numerose e difficile ricerche sui borghi del nostro Appennino, ho potuto attingere preziose informazioni che mi hanno permesso di completare le mie notizie "storiche" su Pianaccio.


(Dicembre 2016)





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