nuovo gruppo!
Condividi link con WhatsApp
Il Mulino

Fino a qualche decennio fa, la castagna era "il rimedio più usato contro la fame" senza richiedere grosse cure e impegno per la sua coltivazione. Il saporito frutto, protetto dal riccio, veniva usato in mille maniere: lessato, arrostito, seccato, macinato e ridotto in farina che, pressata in enormi casse conservate all'interno delle cucine, doveva servire per tutto l’anno.

Il raccolto avveniva dopo una lunga, faticosa ed accurata pulizia del bosco. La pesatura era fatta con unità di misura particolari:
El panéro (circa 12 Kg.)
El bgòncio (3 paneri) (circa 36 Kg.)
La corba (6 bgonci) (poco più di 2 quintali)

Le castagne erano poi messe nel casone sopra il gradiccio, sotto il quale veniva fatto fuoco in continuazione per 20-25 giorni. Da 3 Kg. di castagne verdi si otteneva 1 Kg. di castagne secche.
Una volta essiccate, usando bigoncio, stanga e vassora si pulivano dall’olva (scorza). Erano così pronte per essere portate al mulino. La macinatura non veniva mai pagata in danaro ma, per ogni quintale di farina, il mugnaio teneva per sé la molenda (4 Kg. di farina).
Il mulino, anello fondamentale del ciclo delle castagne, presente in quasi tutti i nostri paesi, è composto dalle seguenti parti:
- Un bottaccio ed un tramazzo (chiusa), per convogliare e regolare l’acqua del fiume indipendentemente dalla sua portata.
- Una tramoggia, nella quale vengono versate le castagne secche.
Tramoggia - La bocchetta, fatta oscillare da una massa di legno, detta battella, che striscia sulla macina. L’inclinazione della bocchetta è regolata con la grana (volantino). Questo sistema fa cadere gradualmente le castagne nell’occhio di macina.
- Due macine normalmente in sasso, quella inferiore ferma e quella superiore rotante con un regolatore di spazio fra le due, per ottenere una farina più o meno fina.
- Un palmento, la cassa nella quale si accumula la farina.
- Un paranco, per sollevare la macina e pulirla con appositi attrezzi quando le castagne non secche (lenton) la impastano.
- L’albero per il movimento, attraversa la macina inferiore ed è fissato a quella superiore in una apertura detta “occhio della macina".
- La stanga per attaccare gli ingranaggi della ruota a quelli della macina per metterla in rotazione. Questi ingranaggi, ora in ferro, una volta erano realizzati con pioli di legno conficcati su tamburi.
- Una manovella per aprire il flusso dell’acqua e convogliarlo sulla ruota.
- La ruota a pale o a cassette, vero e proprio motore del mulino.

Il Mulino La macina non doveva girare troppo lentamente, perché si aveva uno scarso rendimento del mulino, ma neppure troppo velocemente pena la rottura degli ingranaggi per gli sforzi in gioco. A Pianaccio il mulino si trova nella casa di Pietro Fornagiari in via Sambuccione 3.
E' stato costruito nel 1890 e durante i lavori di restauro, avvenuti nel 1995, sono venuti alla luce:
- Un magnifico archetto in sasso al posto della porta di accesso che era stata messa per evitare che la polvere di farina si diffondesse per tutta la casa.
- Sotto la scaletta a sinistra dell'entrata, il luogo dove era posizionata la ruota verticale mossa dall'acqua.
- Sopra la tramoggia di sinistra, una scritta recante una preghiera di ringraziamento alla "Madonna Benedetta".
E’ formato da due gruppi di macine di 1 metro e 20 di diametro, azionate da una sola ruota. Il gruppo di sinistra serve per castagne e frumento, quello di destra per il grano. Questo diverso uso è dovuto solamente alla lavorazione delle superfici delle macine.
E' rimasto in attività fino alla fine degli anni '50, ma è ancora oggi in perfette condizioni di funzionamento. Alimentato dall'acqua prelevata dal torrente Bagnadori con l'ingresso del bottaccio a valle del ponte della Spessia.
Questo mulino era nato a ruota verticale a cassette (tipo romano), per sfruttare la spinta dovuta alla velocità, e la forza di gravità dovuta al peso dell'acqua. In un secondo tempo fu modificato mettendo la ruota orizzontale, sempre a cassette (tipo greco), per sfruttare il salto dell’acqua.

Durante il periodo della castgnidura questo edificio era un "formicaio", con persone che andavano e venivano aiutando il mugnaio che faceva girare le macine 24 ore su 24. Per macinare 1 quintale di farina venivano impiegate circa 2 ore. Tutto il lavoro era svolto da donne, vecchi e ragazzi perché gli uomini validi, in questo periodo dell’anno, emigravano in Maremma e in Sardegna a fare i boscaioli per guadagnare qualcosa per mantenere la famiglia.
Con l’arrivo del benessere tutto questo è scomparso. Oggi, molte persone di una certa età, visitano il mulino ed è piacevole vedere i giovani ascoltare le loro storie, meravigliati ed incuriositi da questi strani “aggeggi” con i quali i loro nonni hanno lavorato con molta fatica per ricavare un misero cibo tanto buono.
In una valle come la nostra ricca di torrenti, è facile ancora oggi imbattersi in un mulino abbandonato o ancora funzionante come quello di Taccaja sotto Lizzano.
La forza dei fiumi non era utilizzata solo per macinare ma veniva sfruttata anche per ottenere forza motrice da sostituire ai muscoli ed alleviare il lavoro dell'uomo. Un esempio lo si può notare nella grande ferriera di Panigale dove con una enorme ruota verticale vengono azionati dei grossi magli per la lavorazione del ferro.

Franco Franci

Curiosità
Da Natale all'Epifania
Fili a sbalzo
Il mulino
Il brigantaggio nel Belvedere
Le campane
La castgnidura
La centrale di Pianaccio
La fasella
La zona del Corno alle Scale
Matrimonio in Paese
Natale a Pianaccio
Raganella, mattutino, battella
Vita di Montagna
Vita di paese
Racconti
Vivere a Pianaccio
La levvóra
La patente a 6 anni
Mio padre

  Pro Loco Pianaccio Via Roma 6/A, 40042 Pianaccio, Lizzano in Belvedere (Bologna)
info@prolocopianaccio.org
emweb.it